


La prima tappa è stata sul Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo, il massiccio più elevato dell’Appennino. La sua cima maggiore, la vetta occidentale del Corno Grande, raggiunge i 2.912 metri sul livello del mare ed è il punto più alto dell’intera Italia peninsulare. Anche lassù è arrivato il messaggio che accompagna l’iniziativa: ricordare il valore della donazione e della vita attraverso la fatica e la bellezza della montagna.
Dall’Appennino più alto alle montagne che conservano ancora le ferite della Grande Guerra. Continua il cammino di Mario Capoferri, di Adrara San Martino, e dei suoi amici, che hanno portato la bandiera di «In vetta per la vita» su due luoghi simbolici della montagna italiana.
Poi Mario Capoferri e i suoi compagni sono tornati sulle Alpi, nel gruppo dell’Adamello, raggiungendo Cresta Croce, uno dei luoghi nei quali la storia sembra essere rimasta aggrappata alla roccia. Qui, a oltre 3.300 metri di quota, si trova ancora il celebre cannone 149/G, soprannominato «Ippopotamo», trascinato dagli artiglieri italiani fin lassù nel 1916 durante la Prima guerra mondiale e rimasto in postazione come testimonianza di quel drammatico fronte d’alta quota.
Poco distante sorge la grande croce in granito della Punta Giovanni Paolo II, posta a ricordo del legame particolare che papa Wojtyla ebbe con queste montagne. Giovanni Paolo II salì infatti sull’Adamello e quei luoghi conservano ancora la memoria della sua presenza, attraverso la croce e l’altare realizzati in suo ricordo.
È difficile trovare un luogo nel quale simboli tanto diversi riescano a stare così vicini: un cannone, memoria di uomini mandati a combattere e morire tra neve e ghiaccio, e una croce, segno di pace e di speranza. In mezzo, oggi, una bandiera che parla di vita e di dono.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo della salita di Mario Capoferri e dei suoi amici. Portare «In vetta per la vita» su Cresta Croce significa non dimenticare ciò che quelle montagne hanno visto, rendere omaggio a chi vi combatté e vi morì, ma nello stesso tempo guardare avanti. Dove un secolo fa gli uomini portavano cannoni, oggi altri uomini possono portare un messaggio di solidarietà.
La montagna conserva la memoria. Sta a noi decidere quale testimonianza lasciare a chi verrà dopo.



