Cinisello Balsamo Sabato 28 marzo 2025
Una mattinata di formazione per interrogarsi, senza illusioni, su un dato ormai evidente: parlare ai giovani oggi non è più come ieri. È attorno a questa consapevolezza che si è sviluppato l’incontro di sabato 28 marzo 2026 all’Auditorium “Sandro Pertini” di Cinisello Balsamo, guidato dalla dott.ssa Imma Guerra.
Ad aprire i lavori il presidente regionale Antonio Sartor, che ha richiamato l’importanza di una formazione continua e condivisa, necessaria per stare al passo con linguaggi, tempi e modalità relazionali profondamente cambiati. Un aggiornamento che non è ancora patrimonio di tutti e che diventa decisivo soprattutto nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, dove la qualità della comunicazione incide in modo determinante.
Dopo un momento iniziale di sintesi dei contenuti già affrontati nei precedenti incontri, l’intervento della dott.ssa Guerra ha posto l’accento su alcuni punti fermi: ascolto autentico, chiarezza e coerenza. I ragazzi – è stato ribadito – riconoscono subito ciò che è vero da ciò che non lo è, e solo una testimonianza credibile riesce a generare attenzione.
Il lavoro a gruppi ha poi permesso un confronto diretto tra i volontari impegnati nelle scuole. Tra gli aspetti positivi emerge la disponibilità dei ragazzi ad ascoltare, quando vengono coinvolti con serietà. Le loro domande, spesso dirette, obbligano a risposte altrettanto limpide. Decisivo anche il contributo delle testimonianze: non solo dei trapiantati, ma anche dei familiari, capaci di rendere concreto e comprensibile il valore del dono. I giovani, oggi più che mai, cercano realtà e non astrazioni.
Accanto a questo, è stata sottolineata l’importanza di un messaggio che sappia anche rassicurare e valorizzare: aiutare i ragazzi a riconoscere le proprie possibilità e a comprendere che la loro vita è ancora tutta da costruire, orientandola verso ciò che è buono e bello.
Non sono mancate le criticità. In primo luogo, la difficoltà di dialogo con le istituzioni scolastiche, tra tempi stretti, burocrazia e priorità spesso divergenti. A questo si aggiunge, in alcuni casi, una collaborazione non piena da parte dei docenti, che finisce per indebolire l’efficacia degli interventi. È emersa inoltre la necessità di calibrare con attenzione il contributo del personale sanitario: prezioso, ma da mantenere su un linguaggio accessibile, evitando tecnicismi soprattutto con i più giovani. Resta chiaro il ruolo specifico di AIDO, chiamata a promuovere la cultura della donazione senza entrare nei dettagli clinici del trapianto.
Nel confronto finale è stata affrontata anche la collaborazione con Avis e Admo. Pur condividendo il valore del dono, le tre realtà operano con linguaggi e percorsi differenti, non sempre facilmente integrabili in un unico intervento, rendendo necessario individuare modalità più ordinate ed efficaci.
La mattinata si è conclusa con la consapevolezza che non basta avere contenuti validi: occorre saperli trasmettere nel modo giusto. Una sfida che chiede preparazione, unità e, soprattutto, la capacità di rimettersi in discussione.
Erano presenti, per la provincia di Bergamo, Mario Dometti, Everardo Cividini, Sergio Pesenti, Stefania Brinci, Giordano Lupini e una rappresentante del gruppo di Dalmine.