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Sarnico: passaggio della fiaccola olimpica - AIDO risponde presente

19 Gennaio 2026

A Sarnico la Fiamma Olimpica inizia dall’inclusione

A Sarnico la Fiamma Olimpica non ha fatto giri di riscaldamento. È partita subito dal punto giusto.
Ad aprire la staffetta della tappa di Sarnico del 17 gennaio, verso i Giochi invernali di MilanoCortina 2026, è stato Edoardo Rovetta, atleta bresciano della Feel Sport asd, in carrozzina, con la tuta ufficiale dei tedofori e la fiaccola sostenuta da un supporto tecnico. Nessuna scenografia costruita, nessun gesto da cerimoniale studiato: semplicemente, il primo a partire.

Ed è da lì che la giornata ha preso una direzione precisa. Affidare l’avvio della tappa a un atleta con disabilità, inserito senza eccezioni e senza spiegazioni nel rito olimpico, ha chiarito subito il senso della scelta. Non un’apertura “speciale”, ma normale. Non un atto compensativo, ma una decisione netta. Gli applausi lunghi, la gente stretta lungo via Suardo, i telefoni alzati come ai grandi appuntamenti hanno accompagnato il passaggio senza bisogno di commenti.

Il legame tra Edoardo Rovetta e Sarnico nasce nel tempo, grazie al lavoro dello Sci club locale, che negli anni ha promosso occasioni concrete di avvicinamento allo sci anche per atleti con disabilità. Non progetti spot, ma esperienze costruite stagione dopo stagione, con la normalità di chi considera lo sport un terreno da allargare, non da selezionare. È anche da qui che quella partenza ha trovato una sua naturalezza.

Poi è arrivato il contorno, abbondante come nelle grandi occasioni. Tantissima gente lungo il percorso, entusiasmo diffuso fin dalle prime ore del pomeriggio e soprattutto sul ponte verso Paratico, dove – senza bisogno di iperboli – c’era davvero il mondo. Famiglie, curiosi, appassionati, amministratori schierati a metà carreggiata come a presidiare un confine che, per un giorno, ha smesso di dividere.

La Fiamma ha attraversato il centro e sul ponte il testimone è passato a Francesco Vescovi, atleta bergamasco di triathlon, diretto verso Paratico. Applausi, clima da festa popolare, qualche gadget distribuito e quella sensazione non scontata di partecipazione spontanea, non convocata.

La staffetta, come da programma, è durata pochi minuti. La partenza, invece, resta. Perché il modo in cui si comincia non è mai neutro. E scegliere di iniziare affidandosi a chi troppo spesso viene fatto partire dopo, o di lato, non è solo un bel gesto: è una presa di posizione. Di quelle che continuano a fare luce anche quando la Fiamma è già passata oltre.

Mario Dometti

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