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Terremoto in Friuli: tra le macerie il volto del dono

6 Maggio 2026

6 maggio 1976 / 6 maggio 2026

A cinquant’anni dal terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, riaffiorano anche in Bergamasca ricordi di solidarietà concreta e di collaborazione tra associazioni impegnate nei soccorsi alle popolazioni colpite.

Tra le testimonianze emerse in queste ore vi è quella legata ad AIDO Provinciale Bergamo. Dopo i primi giorni successivi al sisma, infatti, il cavalier Antonio Gnecchi della Croce Rossa Italiana di Bergamo, presente nelle zone terremotate, segnalò al consiglio provinciale AIDO una necessità urgente: servivano taniche per l’acqua destinate alla popolazione.

La richiesta venne raccolta dal presidente provinciale Ugo Buelli, anch’egli alpino, e il consiglio deliberò rapidamente l’acquisto di duecento taniche di plastica da inviare nelle aree colpite per far fronte all’emergenza immediata.

Un gesto semplice ma concreto, nato in un periodo in cui i soccorsi si costruivano soprattutto attraverso il rapporto diretto tra volontari, associazioni e territorio. Un modo di operare che allora faceva leva sul senso di appartenenza, sulla rapidità delle decisioni e su quello spirito di collaborazione che oggi definiremmo “fare rete”, ma che all’epoca veniva vissuto con naturalezza e concretezza.

La vicenda ricorda anche il legame storico tra mondi associativi diversi — Croce Rossa, alpini, volontariato civile e AIDO — accomunati dall’idea che, davanti a una tragedia, ciascuno dovesse mettere a disposizione ciò che poteva fare meglio. Un “cameratismo associativo”, come viene definito nel ricordo condiviso, che seppe tradursi in aiuti reali per chi aveva perso tutto.

Everardo Cividini

La foto è stata creata con Adobe Firefly (AI)

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