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Don Gnocchi, una luce che continua a parlare: emozione a Stezzano

30 Ottobre 2026

La serata è stata promossa da AIDO Bergamo e ANA Bergamo, in collaborazione con i gruppi AIDO e Alpini di Stezzano, con il patrocinio della Fondazione Don Carlo Gnocchi, del Comune di Stezzano e della Diocesi di Bergamo.

Stezzano 30 ottobre 2026

Una storia di carità e impegno, capace ancora oggi di toccare il cuore e interrogare il presente. Venerdì 30 ottobre, al Teatro Eden di Stezzano, il pubblico ha seguito con profonda partecipazione Don Gnocchi. Una luce che non si spegne, lo spettacolo dedicato al sacerdote che seppe trasformare la sofferenza incontrata nella guerra in un’opera concreta di accoglienza e solidarietà.

Rainieri ha ripercorso la vita di don Carlo Gnocchi: l’infanzia, la guerra e l’impegno per i “mutilatini”, i bambini feriti e segnati dal conflitto che il sacerdote accolse e aiutò. La sua interpretazione, sostenuta da emozione ed enfasi, ha coinvolto i presenti. Sotto il cappello da alpino, Rainieri sembrava quasi trattenere la commozione, mentre dava voce a una storia che continua a parlare anche alle nuove generazioni.

Il momento più toccante è stato la presenza di Salvatore Di Giorgio, uno dei mutilatini aiutati da don Gnocchi, che ebbe il privilegio di conoscerlo. La sua partecipazione ha reso la serata ancora più intensa: accanto al racconto teatrale c’era la testimonianza diretta di chi aveva incontrato don Carlo e aveva ricevuto il suo aiuto.

La storia del sacerdote è legata anche a un gesto che, nel 1956, aprì una strada nuova. Prima di morire, don Gnocchi volle donare le cornee a due giovani non vedenti. Il professor Cesare Galeazzi, che eseguì i trapianti, agì quando in Italia la materia non era ancora regolamentata da una legge e si espose al rischio di conseguenze giudiziarie. La legge sul prelievo a scopo di trapianto terapeutico sarebbe stata approvata nel 1957. Quel dono, oltre a restituire la vista a due ragazzi, contribuì ad avviare una riflessione pubblica e legislativa sulla donazione.

Ad accompagnare lo spettacolo è stato il coro Voci del Brembo, diretto dal maestro Valter Sala, che con la sua presenza ha arricchito il racconto e il clima di raccoglimento.

Tra i presenti anche Emilia Camoni, assessora alle Politiche sociali, alle Pari opportunità e alla Comunità solidale del Comune di Stezzano; don Cesare Micheletti, parroco di Stezzano; Erminio Migliani, capogruppo degli Alpini di Stezzano; Gigi Valtulina, presidente di AIDO Stezzano; Corrado Valli, vicepresidente vicario di AIDO nazionale; Gian Pietro Zanoli, presidente di AIDO Bergamo; Giorgio Sonzogni, presidente degli Alpini di Bergamo; Matteo Cerea, referente della Commissione Cultura degli Alpini; e Rino Facchinetti, consigliere nazionale AIDO.

Il ricordo di don Gnocchi lascia una domanda ancora attuale: che cosa significa davvero prendersi cura degli altri? La sua vita suggerisce una risposta concreta: stare accanto a chi è fragile, spendersi per lui e, quando occorre, avere il coraggio di compiere gesti che aprono nuove possibilità. È così che una luce non si spegne.

Mario Dometti


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